venerdì 6 dicembre 2013

Il filosofo cambia pensiero come si cambia di camicia/2




E dire che perfino Kierkegaard fu deluso dal corso dell'ultimo (o penultimo) Schelling, a suo giudizio non dissimile per noia dalle prediche di un pastore protestante: "A Berlino io non ho più niente da fare - avrebbe detto. - Io sono troppo vecchio per stare a sentire lezioni, ma Schelling è troppo vecchio per tenerle." Ma il problema è che non esiste accordo tra gli studiosi nel periodizzare le fasi del pensiero di Schelling, come ho già detto invece l'ultimo Schelling può benissimo rientrare nella terza fase, quella che cercava l'accordo tra soggettivo e oggettivo, trovato fondamentalmente nell'organo generale della filosofia, che è l'arte. La seconda essendo costituita naturalmente dalla revisione della filosofia kantiana e fichtiana della natura; la prima stagione è totalmente fichtiana. Mi piace anche ricordare che già adolescente Schelling padroneggiava il greco e l'ebraico, quindi il mito antico e la critica biblica, nonché il criticismo kantiano. Precocissimo dunque, prodigiosamente precoce in filologia, non solo in filosofia come assistente di Fichte grazie all'interessamento di Goethe, come è noto, per poi prenderne il posto e ereditarne gli allievi dopo i problemi che Fichte ebbe con l'Università per il suo ateismo. A quel punto, a Schelling non restava che smettere di essere un semplice ripetitore di Fichte, sia pure di primissima qualità, e inventarsi la filosofia della natura dove, torno a dire, c'è aporia ma Hegel non ha considerato, preso da altri problemi, che fa anche parte della stagione che prepara l'idealismo estetico. Kirkegaard non l'ha capito neppure lui, ovviamente.

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Il non-io è realmente a priori rispetto all'io empirico e in quanto tale è propedeutico alla coscienza del singolo. Io e te siamo la realtà, l'Assoluto.

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«La filosofia supera quest’antitesi in quanto stabilisce che l’attività inconscia è originariamente identica a quella conscia e germogliata dalla stessa radice di questa; l’identità di cui essa offre la prova direttamente nell’attività senza dubbio insieme conscia e inconscia che si manifesta nelle produzioni del genio, e indirettamente, fuori della coscienza, nei prodotti naturali, in quanto vi si osserva la più compiuta fusione dell’ideale col reale.»
(Friedrich Schelling, introduzione a Primo abbozzo di un sistema della filosofia della natura)

«...l’essenza originaria come assoluta identità del reale e dell’ideale è a sua volta posta solo soggettivamente, ma noi dobbiamo lo stesso intenderla oggettivamente: essa dev’esser non solo in sé, ma anche fuori di sé assoluta identità del reale e dell’ideale, cioè deve manifestarsi, deve attuarsi: deve insomma anche nell’esistenza mostrarsi come un qualcosa che per essenza è identità assoluta del reale e dell’ideale. Ma ogni cosa può rivelarsi solo nel suo opposto: quindi l’identità nella non identità, nella differenza, nella distinguibilità dei princìpi.»

(Friedrich Schelling, Conferenze di Stoccarda, corso 1809-1810)

mercoledì 4 dicembre 2013

Il filosofo cambia pensiero come si cambia di camicia



Che poi Schelling si era dissociato da Fichte, di cui era stato assistente – grazie a Goethe – perché Fichte, in seguito all’accusa di ateismo, aveva dovuto lasciare la cattedra.

E così, dopo aver esordito brillantissimo e precoce con L’Io come principio della filosofia (1795), commento a Fichte che era tanto piaciuto al maestro, ecco che Schelling si inventa le Idee sulla filosofia della natura (1797). Ma la nemesi fichtiana è in agguato e Hegel lo attacca nella prefazione a La Fenomenologia dello spirito (1807).

Schelling ripudierà il Sistema dell’idealismo trascendentale (1800). A un filosofo è più facile rinnegare la propria opera in quanto si sente sempre e comunque superiore ad essa, a differenza del poeta e dello scrittore che è tutto nella propria opera.

L’essere del filosofo è superiore al suo atto, inteso non solo come pensiero e opera (probabilmente qui agisce ancora il rifiuto socratico di mettere per iscritto il pensiero) ma anche come azione. E cambia filosofia come si cambia di camicia (i famosi tre – o anche quattro – “periodi” di Schelling). Rousseau è superiore al Rousseau che abbandona i figli all’orfanotrofio, Althusser è superiore all’Althusser che strangola la moglie (anche se era ovviamente subentrato un problema di psicopatologia).

Sartre disse, forse per vezzo, a Jeannette Colombel: “L’ontologia di L’essere e il nulla non vale niente, la manderò all’aria”.

Quindi Schelling rompe i rapporti con Hegel.

Da quel momento resta il grande silenziato, attaccato da tutte le parti, già i suoi contemporanei lo soprannominano “Cagliostro” per l’apertura al Divino e alla mistica nella parte finale del suo pensiero (ma Hegel riporterà il pensiero tedesco alle fonti mistiche molto più di Fichte e di Schelling) e gli attribuiscono la “sindrome di Spinoza”. Ma nel frattempo è anche diventato il filosofo del Romanticismo.